La storia di Claudia B.

Mi chiamo Claudia, sono la mamma di Ludovica nata a settembre 2015 e Virginia nata a giungo 2018. Entrambe la mie figlie hanno sofferto di reflusso. Ludovica ha manifestato il suo malessere allo scadere della terza settimana di vita. Da un giorno all’altro iniziò a piangere, a non dormire, ad avere problemi nell’attaccarsi al seno. Alla mia prima esperienza, caddi in balia dei detti e consigli più banali: il tuo latte non le basta, le trasmetti la tua ansia, l’hai viziata a stare sempre in braccio. Il pediatra di base mi liquidò con l’aggiunta, delle gocce per coliche ed il consiglio di “lasciarla piangere” così si abitua. Ma lei non si abituava, piangeva per ore ed ore, giorno e notte, piangeva mentre la allattavo ed io con lei. Passai al latte in polvere ma la situazione peggiorò di mese in mese. Pediatri e ostetriche mi dissero di aspettare la fine delle coliche: “A tre mesi passa. A quattro andrà meglio. Altrimenti iniziamo a svezzare.” Ludovica rifiutava ogni tipo di pappa. A 5 mesi un pediatra privato mi prescrisse una cura per sospetto reflusso (“sospetto” lo dichiarò, mentre ora so che i sintomi erano più che palesi!). Purtroppo la terapia era sottodosata e a 8 mesi Ludovica fu ricoverata all’Ospedale Pediatrico Bambin Gesù per grave calo di peso. Gli fecero tutti gli esami possibili: aveva un’esofagite da reflusso. Aumentarono di poco la terapia e ci liquidarono. Senza consigli su quali accorgimenti adottare, su quali alimenti fare attenzione, su come addensare il latte, sul perché di questa infiammazione. Niente. All’epoca non trovai nessuno a cui chiedere di più, ero una mamma esaurita, isolata e tanto stanca. Mi vergognavo ad uscire e frequentare le altre mamme, che riuscivano a gestire i loro figli così bene. Mi sentivo un’incapace e desideravo che quella figlia urlante non fosse la mia. Ludovica ed io vivemmo di alti e bassi, dovuti alla terapia non adeguata, ma che nessuno ci cambiava; anzi mi additavano come una “avvelenatrice”. A 22 mesi mia figlia migliorò molto, ma gli strascichi della patologia durarono parecchi anni dopo. Ludovica, a 4 anni, ha ancora disturbi del sonno, dell’umore e rifiuto del cibo. Con Virginia, la mia seconda figlia, mi accorsi subito che qualcosa non andava. Nemmeno ad un giorno di vita piangeva e si divincolava nel sonno non riuscendo a dormire, singhiozzava. Non appena mi dissero che era normale ed erano colichette, qualcosa scattò dentro di me. Virginia, come la sorella, iniziò a piangere dal secondo mese e non la smise più. Mi trasformai, decisa a non accettare di trascorrere altri anni della mia vita nello sconforto. Mi acculturai, diventai social, chiesi consigli ed arrivai dal dott. Roberto Albani che mi aprì un nuovo mondo: fatto di bambini disturbati e non. La colpa non era più delle madri, dei vizi, del latte. La colpa era di una maledettissima valvola nello stomaco. Il pianto continuo non era più una “normalità” da accettare, ma uno stato patologico da curare. La bambina anziché ignorata, andava aiutata. Virginia iniziò subito una terapia valida, continuai ad allattarla ed in un mese si trasformò in una bambina “normale”. Non potevo crederci! Tutto quello che altri pediatri mi avevano raccontato negli anni era falso. Con la mia prima figlia avevo sbagliato tutto! Mi si aprirono gli occhi: tutta l’ignoranza, la non curanza, l’omertà che si cela dietro questo disturbo diventò inaccettabile! Iniziai a scrivere per sfogo personale, aprii un blog per cercare di aiutare altre mamme, che come me, si sentivano completamente abbandonate. Conobbi tante persone meravigliose e confrontandomi, pian piano, mi sentii rivivere. C’è tanto lavoro da fare, tante cose da cambiare, tanti genitori da aiutare. Per questo è nata AINER, per fare sempre di più. Per far sapere a tutti che una soluzione c’è e che la rassegnazione non è l’unica strada. Non smettete mai di pretendere la serenità del vostro bambino, mai. Noi vi aiuteremo in questo.

Claudia B.
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