La storia di Miriam P.

Mi chiamo Miriam e sono mamma di Clarissa,12 mesi, affetta dalla nascita di reflusso gastroesofageo. Sono diventata mamma a 25 anni e quando mia figlia e’ nata ho vissuto l’esperienza più bella ma stravolgente che la vita potesse offrirmi. I problemi sono cominciati quasi subito, tornate a casa mi accorsi che la bambina aveva qualcosa che non andava poiché aveva una costante difficolta’ ad addormentarsi, piangeva se messa nella carrozzina o in qualunque altro posto che non fosse il mio petto. A nulla servivano le passeggiate in carrozzina se non a peggiorare la situazione perché mia figlia cominciava a piangere talmente forte che ero sempre costretta a fuggire e chiudermi in casa. La mia idea del neonato che fa pappa e dorme era completamente svanita. Iniziai ad essere stanca, non avevo più un minuto per me (anche le notti) senza riuscire a poter fare nemmeno una doccia. Ero completamente assorbita da questa neonata che necessitava di essere consolata tutto il giorno e tutta la notte. Il momento della poppata poi era diventato un trauma, perche’ lei continuava ad inarcarsi e a strillare come se le stessi facendo bere del veleno. Decisi quindi di indagare e capire cosa fosse il disagio che provava mia figlia. Sono stata da tanti pediatri e gastroenterologi i quali tutti mi dicevano che un neonato non e’ un bambolotto e che avrei dovuto convivere con il carattere capriccioso di mia figlia fin quando fosse divenuta più grande. Inizia ad elencare i sintomi di mia figlia al pediatra che la seguiva che erano: singhiozzi, inarcamenti durante la poppata con conseguente rallentamento della crescita, agitazione durante il sonno e nervosismo generale durante il giorno. Mi fu prescritto uno sciroppo da dare dopo i pasti con diagnosi di reflusso gastrico fisiologico ma in ogni caso la situazione non migliorava. Ero stanca e depressa mi sentivo dire che la mia giovane eta’ e l’inesperienza mi stavano facendo vedere cose che non esistevano e così sono precipitata in un baratro, ero depressa stanca e arrabbiata con il mondo intero non volevo più uscire, truccarmi e nemmeno parlare con mio marito che stando tutto il giorno a lavoro non avrebbe mai potuto capire cosa provassi in quel momento a vedere mia figlia in quello stato. Intanto il mio allattamento stava fallendo pressata dalla famiglia e dai medici che inculcavano nella mia testa l’idea che il mio latte fosse scarso o poco nutriente per la bambina e per questo manifestava forti disagi. Ho continuato a girare medici, cambiare decine di marche di latte fin quando non mi e’ stato prescritto un farmaco più forte e mi sono state date delle dritte da seguire per l’alimentazione. I miglioramenti li abbiamo avuti dopo diversi mesi dall’inizio della cura e ancora adesso che mia figlia ha 12 mesi proseguiamo. Abbiamo giorni bellissimi e altri in cui precipitiamo di nuovo giù, ho imparato a convivere con questo disagio che speriamo sparisca per sempre. Se da un lato vorrei poter liberare mia figlia da farmaci e sciroppi dall’altra ho il forte desiderio di vederla serena e felice. Ho imparato ad ascoltare ma a non assorbire i consigli fuori luogo di chi non capisce e non conosce questa patologia. Ho imparato a farmi scivolare addosso le critiche per la mia inesperienza e ansia. Ho imparato che anche se sono una mamma giovane, non sono meno brava di chi ha più esperienza perché ho vissuto insieme a mia figlia l’inferno e vorrei che la nostra esperienza insieme a quella di altre mamme possa essere d’aiuto a tutte quelle persone che vivono con i propri figli una patologia banalizzata e spesso dimenticata da tutti perche’ fisiologica. Certo il reflusso neonatale e’ una condizione parafisiologica ma deve essere curata. Un bambino che soffre non puo’ essere felice. Con la cura, la mia bambina, tralasciando qualche up & down, e’ una bimba felice che gioca, interagisce e vive a pieno le sue giornate.. io sono al suo fianco e la aiutero’ curandola per tutto il tempo necessario. Spero di poter essere d’aiuto e spronare a non mollare mai perché una mamma lo sa quando il proprio figlio vive un disagio e per questo bisogna lottare con le unghie e con i denti andando avanti e abbattendo i muri dei pregiudizi che ostacolano l’obiettivo finale.

Miriam P.
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